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lunedì 28 novembre 2011

Il quaderno di Maya: il nuovo libro di Isabel Allende

Il quaderno di Maya è il nuovo libro di Isabel Allende, in uscita in libreria il 30 novembre.

Prossimamente: Il Quaderno di Maya

Maya è la giovane protagonista che vive la sua vita tra l'amore, l'alcol, la droga e l'amicizia. Dopo essere caduta nel circuito dell'alcol e della droga, riuscirà a riemergere dai bassifondi di Las Vegas nei quali vive, per trovare una nuova vita nell'arcipelago di Chilo, nel sud del Cile.
"Amori difficili, frammenti di storia cilena ancora carichi di sofferenza, famiglie disgregate, disagio giovanile, marginalità e degrado trovano come contraltare il valore delle tradizioni locali, il rispetto per l'ambiente e un modello di vita comunitaria nell'affermazione del valore della diversità e del rispetto reciproco. Isabel Allende torna a raccontare la vita di una grande donna, la storia di Maya, in un romanzo che affronta con grande delicatezza le relazioni umane: le amicizie incondizionate, le storie d'amore palpabili come quelle più invisibili, gli amori adolescenziali e quelli lunghi una vita."

martedì 9 agosto 2011

Alcol e livelli di soddisfazione

Gli adolescenti utilizzano dei criteri per differenziare le bevande alcoliche definendo il livello di soddisfazione legato al consumo.

- Il primo criterio che prendono in considerazione è la gradazione alcolica: viene fatta una distinzione tra bevande leggere e pesanti, rispetto alla gradazione delle stesse;

- Il secondo criterio è l’abitudine al consumo: si parla dunque di quotidianità e abitudine del bere . A questo proposito è importante ricordare i dati Istat che sottolineano che l’8% della popolazione sopra gli 11 anni ha avuto almeno un episodio di ubriacatura negli ultimi 12 mesi. L’11% della popolazione maschile e il 2.5% di quella femminile sopra gli 11 anni consuma alcolici fuori pasto almeno una volta alla settimana e il 19.9% dei ragazzi tra gli 11 1 i 15 anni consuma alcolici quotidianamente.
I ragazzi distinguono tra “bere quotidiano” e “bere saltuario”.

- Il terzo criterio riguarda le modalità del consumo: i ragazzi percepiscono una differenza tra consumo sociale gioviale, con gli amici e consumo di tipo familiare.

Nei discorsi dei ragazzi non emerge mai la consapevolezza che l’alcol debba essere considerato una droga vera e propria.

Valsecchi, 2010, Adolescenti in bottiglia



martedì 26 luglio 2011

Adolescenza e rischio

L’adolescenza è una fase della vita in cui la relazione con i comportamenti a rischio è particolarmente intensa. Possiamo dire che il rischio, a quest’età è “funzionale” in una prospettiva evolutiva.
L’adolescente si ritrova a costruire la propria nuova identità e per farlo deve “rischiare” molto, per potersi rendere conto di quali sono i suoi punti di forza e di debolezza e per potersi mostrare con un’immagine nuova ai familiari e al sociale più allargato. “È come se la rinnovata situazione “organica” e “sociale” che l’adolescente vive lo dotasse di una vera e propria cassetta degli attrezzi contenente tutti gli strumenti necessari per diventare un professionista del rischio” (Pellai, Boncinelli, 2002, p. 22). È dovere dell’adolescente conquistarsi giorno dopo giorno questo ruolo da protagonista sia con il gruppo dei pari, sia negoziando la sua possibilità di rischiare con gli adulti di riferimento, che hanno il compito di porre limiti e sanzioni, che dovranno essere trasgredite, in una danza relazionale dal copione predefinito. “È in questo modo che la prima sigaretta, la prima sbornia, la prima canna, la prima volta divengono momenti memorabili che, seppur connotati da un più o meno rilevante margine di rischio, entrano nel mito e nell’epica della storia individuale e contribuiscono a scrivere quel libro il cui capitolo finale vedrà la definitiva realizzazione dell’uomo adulto, pronto ad amare e ad assumere un ruolo sociale e socialmente validato” (ibidem).
Le caratteristiche dell’assunzione del rischio variano con i cambiamenti che accompagnano le diverse età in adolescenza (Giori, 2002).
Ci sono rischi specifici per ogni fase dell’adolescenza. È proprio la prima adolescenza, quella che va dai 12 ai 14 anni, ad apparire la più difficoltosa per coloro che la vivono, proprio perché è la più ricca di cambiamenti. È il momento in cui ci si sente maggiormente fragili. A 15- 16 anni, invece, si attraversa un periodo più tranquillo dal punto di vista dei cambiamenti psicologici, ma ci sono spesso difficoltà legate alla scuola. Dai 17 ai 19 anni le difficoltà appaiono legate soprattutto all’inserimento nel contesto sociale più allargato, con reazioni da stress legate al passaggio all’età adulta (Giori, 2002).

Just do it! I comportamenti a rischio in adolescenza. Manuale di prevenzione per scuola e famiglia
Autori e curatori: Alberto Pellai , Stefania Boncinelli



Adolescenza e rischio. Il gruppo classe come risorsa per la prevenzione
Autori e curatori: Franco Giori

sabato 23 luglio 2011

I no che aiutano a crescere




“Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori casa fino a notte fonda: le situazioni in cui noi, padri e madri, siamo più frastornati sono probabilmente quelle in cui sentiamo di dover dire di no e insieme temiamo di farlo, convinti che un diniego malposto possa avere conseguenze drammatiche sulla serenità dei nostri figli. Eppure le piccole frustrazioni motivate fanno parte della vita, aiutano a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, permettono di imparare a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia che nasce dall'attesa, a sopportare le avversità. Ciò che questo libro si propone è fornire le indicazioni utili a decifrare come, quando e perché è importante dire di no. Per ogni etá esistono infatti degli snodi particolarmente importanti, il cui superamento avvia un cambiamento positivo nello sviluppo della personalità, il cui mancato riconoscimento può al contrario innescare dinamiche onnipotenti e autocentrate. Un no detto al momento giusto può quindi essere il punto di partenza per una crescita equilibrata e felice. "... mi sembra davvero uno dei più bei libri che io abbia letto sull’argomento." Giovanni Bollea

La presentazione di Giovanni Bollea chiarisce molto bene gli obiettivi e i contenuti di questo libro che, è bene precisare, non è un libro di ricette su come fare per dire di no ai propri figli. Niente che abbia a che fare con la relazione genitori-figli può essere pianificato in modo così rigido... Il libro si propone di aiutare genitori in difficoltà a riflettere su se stessi e sulle relazioni familiari, offrendo strumenti che permettono di focalizzare meglio i problemi e poter costruire le proprie modalità di superamento.

martedì 19 luglio 2011

«Nessun adolescente è senza problemi, senza sofferenza; forse è il periodo più ricco di dolore della vita, ma anche quello delle gioie più intense. Il guaio è che si desidera fuggire tutto ciò che si presenta difficile. Fuggire fuori da sé gettandosi in avventure dubbie o pericolose, trascinati da persone che conoscono la fragilità degli adolescenti. Fuggire dentro di sé, chiudersi dentro un guscio fasullo. L’adolescenza è sempre difficile, ma se i genitori e i figli hanno fiducia nella vita, tutto va sempre a posto.» (Dolto, 2005, p. 4).

Sono davvero d'accordo con quanto dice Dolto, soprattutto sull'accento positivo posto nell'ultima parte. Aggiungerei soltanto che l'avere fiducia nella vita implica la fiducia in se stessi e nelle relazioni che man mano si costruiscono. Le relazioni con le persone che sono vicine ai ragazzi, che si tratti di familiari o coetanei, posso davvero rappresentare una risorsa in una fase della vita così delicata.

lunedì 20 giugno 2011

Alterazioni di coscienza

< ..e giunsero presso i lotofagi. Nessuno cercò di far loro del male, ma ebbero in dono come cibo il fiore di loto. E appena qualcuno mangiava il dolcissimo frutto, più non voleva tornare a dirmi qualcosa, ma là amava restare con il cibo di loto, senza più amore al ritorno.E allora piangenti li trascinai alle navi, e dentro i banchi, li feci legare. Poi dissi agli altri diletti compagni di salire sopra le navi, perché più nessuno potesse mangiare del loto e dimenticare il ritorno...>
(Omero, Odissea)

Il tentativo dell’uomo di alterare lo stato di coscienza attraverso l’utilizzo di sostanze di vario tipo non è certo nuovo, è un modello comportamentale antico quanto l’uomo. Oggi ci sono lotofagi che utilizzano forme differenti per raggiungere gli stessi obiettivi.
Il bisogno di alleviare il dolore, fisico e/o psicologico, migliorare l’umore, amplificare le percezioni sono spesso la spinta a fare uso di droghe, tabacco e alcol, ma il cercare una strada di questo tipo non porta alla soluzione dei problemi, piuttosto crea una sorta di inganno: allontana, sfuma, o amplifica le emozioni senza permettere di viverle per quello che realmente sono.
Per molto tempo abbiamo accettato il dominio del dualismo cartesiano: res cogitans e res extensa come due opposti tra i quali non c’è comunicazione. Le neuroscienze ci hanno di recente permesso di comprendere che non esiste un pensiero puro, una razionalità non influenzata da emozioni e sentimenti. Secondo Antonio Damasio la nostra mente non è affatto strutturata come un computer che utilizza un elenco di argomentazioni in suo possesso e poi opera una scelta razionale. La mente umana è invece più rapida e meno precisa di un pc, il processo è dato dalla considerazione del peso emotivo legato alle nostre esperienze precedenti, e porta poi ad una risposta sotto forma di una sensazione viscerale. L’errore di Cartesio è stato quello di non avere capito la connessione e l’interdipendenza tra la razionalità e la regolazione biologica e che le emozioni e i sentimenti possono condizionare fortemente e a volte in modo inconscio le nostre credenze e le nostre scelte.

giovedì 9 giugno 2011

I paradisi artificiali

"Il vino è simile all'uomo: non si sa mai fino a che punto si possa stimarlo o disprezzarlo, amarlo o odiarlo, né di quante azioni sublimi o mostruosi misfatti sia capace. Non siamo dunque più crudeli con lui che con noi stessi, e trattiamolo come un nostro pari."
C. Baudelaire

Il vino è una figura ricorrente nel lavoro di Baudelaire, compare in differenti punti della sua opera.
Viene utilizzato come metafora che permette lo scivolamento attraverso le “corrispondenze”, ovvero le analogie simboliche tipiche della sua poesia.
La citazione riportata sopra è un estratto de “I paradisi artificiali”, una raccolta di brevi saggi che contengono riflessioni sul vino, l’hashish e altre droghe.
Gli scritti di Baudelaire sono certamente influenzati dall’esperienza personale, ma anche dall’opera di altri autori (le “Confessioni di un mangiatore d’oppio” di De Quincey.
Per l’autore l’ebbrezza è uno stato indispensabile per la creazione poetica, una condizione che permette di andare oltre la banale quotidianità per raggiungere la libertà interiore. Per questo il Poeta si spinge nella sperimentazione di differenti tipi di droghe, ma a poco a poco se ne distacca, non ritenendole all’altezza del compito. Per lui, infatti, l’uomo “che non accetta le condizioni della vita vende l’anima a qualche demone”.
Il fatto di avere scritto su questi temi non fa di Baudelaire un cultore delle droghe, egli, infatti sostiene che il punto centrale non siano le sostanze in sé, ma il tipo di uso che se ne fa e, soprattutto il tipo di utilizzatore. Dalla sua posizione di “artista aristocratico” sostiene che gli effetti sarebbero positivi soltanto per gli “spiriti artistici e filosofici”, per il popolo sarebbero invece socialmente negativi perché non farebbero che amplificarne i vizi.
Il vino in sé non è né buono né cattivo, ma ha la funzione di amplificare la personalità di chi lo beve, esaltando le caratteristiche umane, vizi o virtù che siano.