mercoledì 30 novembre 2011

Giovani e alcol si trasferisce!

Per motivi tecnici stiamo cambiando piattaforma, potete trovarci su Tiscali all'indirizzo:


vi aspettiamo!

Maria Grazia e Daniela



martedì 29 novembre 2011

Drunkorexia: a metà strada tra sballo alcolico e anoressia



È già stata definita l’ultima frontiera dei disordini alimentari. Nasce da un poco idilliaco connubio tra anoressia e abuso di alcol e pare che la sua diffusione sia in aumento soprattutto tra adolescenti e studenti universitari.
Attratti dall’idea di dimagrire i ragazzi iniziano a ridurre la quantità di cibo ingerita sostituendola con smodate quantità di alcolici. I giovani drunkoressici non mangiano ma bevono, convinti di compensare con il bere le calorie che non vengono ingerite con il cibo: è quanto emerge da una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università del Missouri. La “moda” dilaga e va diffondendosi in modo interculturale, tanto che pare che in Gran Bretagna siano più di un milione i giovani colpiti da drunkorexia nella fascia d’età tra i 14 e i 25 anni. Non ne è esente neppure l’Italia, anche se ancora non ci sono dati precisi di riferimento. Circa il 16% dei ragazzi ha affermato di mangiare meno per poter introdurre le calorie provenienti dalle sostanze alcoliche senza ingrassare. A volte bevono prima dei pasti in modo da aumentare il senso di sazietà e mangiare meno. Si arriva addirittura ad investire in alcolici i soldi risparmiati con il cibo.


Questa modalità è tre volte più frequente nelle donne, le quali trovano più facilmente degli uomini modelli famosi ai quali ispirarsi. Quante volte abbiamo visto Britney Spears, Paris Hiton, Amy Winehouse o LIndasy Lohan ritratte ubriache dai tabloid? Bere è un modo per emulare qualcuno ma anche per sentirsi accettati dal gruppo e rispondere in modo adeguato all’imperativo culturale: “bevi ma rimani magra” che, secondo Douglas Bennel del Centro Renfrew per i Disordini Alimentari, ormai non è più solo americano, ma si sta diffondendo a macchia d’olio anche al di là dell’Atlantico.


Tali condotte non sono esenti da effetti collaterali: è soprattutto il fegato l’organo messo a dura prova dall’abuso di sostanze alcoliche, anche se tutto l’organismo alla lunga ne subisce le conseguenze: si riduce la capacità dei polmoni di filtrare le sostanze estranee inalate, si alterano le pulsazioni cardiache e il funzionamento della circolazione. L’alcol non contiene sostanze nutritive e a stomaco vuoto non può che ledere l’organismo. Inoltre bere alcolici per dimagrire non sortisce nemmeno l’effetto voluto, infatti gli effetti sono addirittura peggiori delle condotte anoressiche e bulimiche. Il dimagrimento in questo caso è fittizio: il fisico viene massacrato visto che si introducono le calorie dell’alcol, ma non le sostanze importanti come le proteine e i grassi.
Non possiamo certo trascurare gli aspetti psicologici legati a questa forma di abuso che crea rapidamente dipendenza e che evidentemente va ad inserirsi in un contesto di disagio personale/sociale molto vasto. Dal punto di vista psicologico si crea un circolo vizioso di frustrazioni perché il “sacrificio” non porta ai risultati sperati: il fisico diventa presto molle come un budino. Non si dimagrisce come sperato e si beve di più e si mangia di meno per placare la frustrazione in aumento.
I promotori della ricerca sottolineano il ruolo fondamentale dell’informazione e della prevenzione, soprattutto in considerazione della giovane età dei protagonisti. Il ruolo dell’informazione in questa età è importante, ma non è il fattore prioritario: i ragazzi sanno che gli alcolici sono sostanze nocive, il problema è che sono anche sostanze in grado di produrre una sensazione di benessere e funzionano da ansiolitici e da aggregatori sociali. Il lavoro di prevenzione e di supporto può essere fatto da un lato aiutando i ragazzi a “punteggiare” anche sugli aspetti di rischio, oltre che quelli di piacere. Un piacere che è fugace, che dura il tempo di far “evaporare” le sostanze alcoliche, mentre le conseguenze restano.
Ancora più importanti nell’età delicata dell’adolescenza (che ormai si protrae fino ai 25 anni) è la valorizzazione dei fattori protettivi: le relazioni positive in famiglia, con gli amici, a scuola. Gli adulti di riferimento, ad esempio dovrebbero essere capaci di portare avanti un’attività di monitoraggio costante e non invasiva per cogliere in tempo eventuali segni di disagio, sia a scuola sia a casa. Sono importanti gli interessi che i ragazzi hanno modo di sviluppare negli anni: l’attività sportiva è ad esempio un ottimo fattore protettivo rispetto alla messa in atto di condotte a rischio.
È vero che questa modalità di “trasgressione” chiama in causa differenti aspetti di sofferenza e diverse forme di manifestazioni di disagio, ma lo sguardo attento e la capacità di ascolto di chi sta attorno ai giovani possono essere un supporto adeguato, sia nella prevenzione, sia nel sostegno quanto più possibile precoce nel momento di manifestazione effettiva del disagio.

lunedì 28 novembre 2011

Il quaderno di Maya: il nuovo libro di Isabel Allende

Il quaderno di Maya è il nuovo libro di Isabel Allende, in uscita in libreria il 30 novembre.

Prossimamente: Il Quaderno di Maya

Maya è la giovane protagonista che vive la sua vita tra l'amore, l'alcol, la droga e l'amicizia. Dopo essere caduta nel circuito dell'alcol e della droga, riuscirà a riemergere dai bassifondi di Las Vegas nei quali vive, per trovare una nuova vita nell'arcipelago di Chilo, nel sud del Cile.
"Amori difficili, frammenti di storia cilena ancora carichi di sofferenza, famiglie disgregate, disagio giovanile, marginalità e degrado trovano come contraltare il valore delle tradizioni locali, il rispetto per l'ambiente e un modello di vita comunitaria nell'affermazione del valore della diversità e del rispetto reciproco. Isabel Allende torna a raccontare la vita di una grande donna, la storia di Maya, in un romanzo che affronta con grande delicatezza le relazioni umane: le amicizie incondizionate, le storie d'amore palpabili come quelle più invisibili, gli amori adolescenziali e quelli lunghi una vita."

sabato 12 novembre 2011

I risultati della gara "Crea il tuo spot"

Abbiamo il piacere di comunicarvi che, tra gli i spot prodotti dai ragazzi, i più votati sono:

1. Lo spot dei ragazzi della IV H del Liceo classico Siotto Pintor, a.s. 2010-2011
                                               "Gli amici come risorsa"



2. Lo spot dei ragazzi della 3B dell'Istituto Comprensivo di Gonnesa (5), a.s. 2010-2011 -
                                                             "Redemption song"






3. Lo spot dei ragazzi della 3B dell'Istituto Comprensivo di Gonnesa (1), a.s. 2010-2011
                                                 "Non affogare nell'alcol"


Come da regolamento provvederemo a contattare i docenti referenti del progetto per l'attribuzione delle targhe di riconoscimento.

Ci teniamo a ringraziare ancora i ragazzi e i loro insegnanti per l'impegno profuso e la proficua collaborazione.

Maria Grazia Rubanu e Daniela Putzu





lunedì 7 novembre 2011

L'Osservatorio Permanente Giovani e Alcol compie 20 anni



L’osservatorio permanente giovani e alcol compie 20 anni: è stato fondato nel 1991  con l’idea di far nascere un centro di elaborazione culturale sui fenomeni alcol correlati, nel quale fosse possibile integrare la dimensione sociologica del consumo di bevande alcoliche con quella psicobiologia ed economico-epidemiologica.
Lo studio mette in evidenza i cambiamenti avvenuti in questi 20 anni rispetto alla società italiana ed europea: gli stili di vita dei giovani sono molto cambiati soprattutto in seguito alla progressiva globalizzazione dei modelli culturali, legata ad internet e ai mass media.
Anche le modalità di consumo delle bevande alcoliche sono state influenzate da questi cambiamenti. In questi 20 anni l’osservatorio ha monitorato i cambiamenti e ha cercato di dargli un senso, in modo da poter evidenziare elementi utili alla prevenzione delle condotte a rischio.
Negli anni 90 l’attenzione si è incentrata soprattutto sulla conoscenza quantitativa del fenomeno. L’evoluzione del mondo giovanile e la comparsa di fenomeni come il “binge drinking” ha imposto l’utilizzo di metodologie di natura maggiormente qualitativa, che permettono di comprendere meglio i comportamenti a rischio dei giovani.

Le iniziative proposte dall’Osservatorio sono diverse:
-          la pubblicazione del numero monografico “I giovani e l’alcool: consumi, abusi, politiche. Una rassegna critica multidisciplinare” della rivista Salute e Società;
-          la pubblicazione, che avverrà a breve, di un glossario che contenga i termini utilizzati nella ricerca,  nella clinica e nella comunicazione in tema di alcol;
-          l’uscita di un package contenente un modello di alcolometro con un testo informativo sui rischi del rapporto alcol e guida, che sarà distribuito nelle farmacie italiane;
-          un convengo di studio, tenutosi in data 28 ottobre, alla presenza dei parlamentari europei, dei Ministeri responsabili, del mondo della produzione, per parlare delle prospettive della politica comunitaria in tema di alcol.

http://www.alcol.net/ 

martedì 1 novembre 2011

Un seminario dell'Osservatorio permanente sull'alcol




Il 4 novembre a Perugia si terrà il seminario:

I giovani e l’alcool: consumi, abusi, politiche. Una rassegna critica multidisciplinare.

Durante il seminario verrà presentato il volume n.3/2010 di Salute & Società dell’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol.

Il programma del seminario prevede diversi interventi:

- Presidenza: M. ANTONIA MODOLO, , Centro Sperimentale per l’Educazione Sanitaria
dell’Università degli Studi di Perugia
- M. GRAZIA LUNGAROTTI, Fondazione Lungarotti
- Presentazione: ENRICO TEMPESTA, Presidente del Laboratorio scientifico dell’Osservatorio
permanente sui giovani e l’alcool
- Relazione: FRANCA BECCARIA, Università di Torino, Membro del Laboratorio Scientifico
dell’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcool

SEGUIRANNO INTERVENTI DI ESPERTI SUL TEMA

Conclusioni: EMILIO DUCA Direttore Generale Agenzia Umbria Sanità, Regione Umbria
PARTECIPAZIONE GRATUITA


OSSERVATORIO PERMANENTE SUI GIOVANI E L’ALCOOL
Perugia, Sala dei Notari
4 novembre 2011, ore 9,30

domenica 9 ottobre 2011

Sobrio, alticcio o ubriaco? Te lo dice Facebook!




I ricercatori dell’Università del Winsconsin e dell’Università di Washington hanno creato uno speciale algoritmo che, attraverso l’analisi dei profili pubblicati su FB da 300 studenti, permette di ottenere e analizzare riferimenti all’uso di bevande alcoliche.

Gli studenti, tutti volontari (pena la violazione della privacy) hanno un ‘età compresa tra i 18 e i 21 anni e i ricercatori hanno analizzato il loro status sul noto social network.

Gli aggiornamenti sono stati suddivisi in tre categorie:
1.      updates che non fanno riferimento all’alcol
2. updates che contengono un riferimento all’alcol, ma non allo stato di ubriachezza
3.   updates che contengono parole come “ubriacarsi”, “sbronzarzi”, “sfasciarsi”, etc…

In seguito i volontari hanno compilato un questionario (AUDIT), volto a comprendere se i ragazzi avessero problemi con l’alcol.
Dall’analisi dei dati emerge che nessuno dei ragazzi che aveva uno status “sobrio” è stato identificato come una persona che fa abuso di alcol, mentre quelli che avevano di frequente status “da sballo” tendevano a superare la soglia d’allarme.
Sembra dunque che FB possa davvero essere un sistema che permette un monitoraggio attendibile della situazione dei giovani.

…mi sorge un dubbio, se i ricercatori dovessero costruire algoritmi per monitorare anche altri aspetti della nostra vita lo troverei inquietante. Pare infatti che già il mezzo sia utilizzato da malviventi per capire quando le persone sono in casa o quando l’accesso è libero…

Come sempre appare difficile capire qual è il confine che separa l’utilità e la funzionalità dell’uso di un mezzo (in questo caso FB) e la sua pericolosità, perché fornisce informazioni sulla nostra vita quotidiana a tanti amici e non.


giovedì 29 settembre 2011

In guardia dagli amici del partner?




Da una ricerca condotta dal National Study of Adolescent Health emerge un dato interessante: gli amici del partner avrebbero un'influenza molto forte sulla messa in atto di condotte a rischio in adolescenza.
Si tratta di un lavoro condotto da scienziati della Pennsylvania State University, pubblicato su American Sociological Review. Secondo Derek Kreager, uno degli autori dello studio, se un dolescente frequenta gli amici del proprio partner che sono grandi bevitori avrà una probabilità elevata di sviluppare un rapporto sbagliato col bere.
La probabilità che un ragazzo ecceda nel bere è doppia se a bere in modo smodato sono gli amici del partner piuttosto che i propri. Dana A. Hanynie motiva così questo risultato: i ragazzi sarebbero più motivati a somigliare agli amici del proprio partner per rafforzare il rapporto con lui.
Lo studio è stato condotto su 449 coppie di adolescenti, seguiti dal 1994 al 1996.
Ci fa riflettere il dato relativo alle differenze di genere: di questa influenza le maggiori vittime sarebbero i ragazzi, mentre le ragazze hanno una probabilità significativamente inferiore di farsi condizionare nella messa in atto di condotte alcoliche a rischio.



sabato 24 settembre 2011

"Drink no al-cool". Prevenzione e divertimento analcolico

Venerdì 23 settembre a Valenza si è tenuta un'iniziativa di prevenzione molto vicina ai giovani: ai ragazzi è stato fornito un drink pass con il quale hanno potuto usufruire in modo gratuito di una bevanda analcolica nei locali che hanno aderito all'iniziativa.
Nei locali e nei bar, inoltre, i ragazzi hanno trovato i depliant illustranti le norme del nuovo codice della strada.
Il progetto DRINK NO AL-COOL si propone di promuover il benessere dei ragazzi attraverso attività di socializzazione che mettono al centro i luoghi nei quali i ragazzi stessi si incontrano, anzichè demonizzarli. I giovani e i bar diventano così anche testimonial veri e propri di un messaggio differente di moderazione e responsabilità.
Obiettivi perseguiti sono:
• la possibilità di mettere in discussione il binomio “divertimento/alcol”;
• il rendere più visibile e socialmente accettabile un comportamento analcolico, spesso visto e gudicato in modo "pregiudizievole";
• l'aumento delle informazioni sui rischi connessi all’abuso di alcol e sui segnali di rischio (tramite materiale illustrativo);
ultimo ma non certo meno importante:
• sviluppare contatti con realtà giovanili esposte a nuove modalità di consumo.


Nel link le informazioni più complete:

DRINK NO AL-COOL



mercoledì 21 settembre 2011

Unplugged. Un programma di prevenzione

L'osservatorio epidemiologico delle dipendenze dell'ASL To3 della Regione Piemonte sta portando avanti un interessante progetto di prevenzione dell'uso di tabacco, alcol e droghe. La caratteristica principale del progetto è quella di basarsi sul modello dell'influenza sociale. Si tratta di un programma che coinvolge i ragazzi del secondo e terzo anno della scuole secondarie di primo grado e quelli del primo e secondo anno delle scuole secondarie di secondo grado. Non è previsto l'intervento di esperti esterni alla scuola, ma la conduzione è portata avanti dagli stessi insegnanti dei ragazzi.
Nel link l'opuscolo informativo con i dettagli del progetto:
Unplugged depliant

mercoledì 7 settembre 2011

Alcol e internet

Secondo uno studio condotto dal Weill Cornell Medical College (New York) il consumo di alcol negli adolescenti è direttamente correlato al tempo passato in internet. A darne notizia è la rivista Addictive Behaviors, che ha riportato i risultati di un sondaggio anonimo che ha coinvolto 264 giovani residenti negli Stati Uniti di età compresa tra i 13 e i 17 anni. Nel link l'articolo completo: Cesda (Centro Studi e Ricerche su Dipendenze e AIDS)

martedì 6 settembre 2011

Giornata internazionale di sensibilizzazione alla Sindrome Alcol Fetale

Il 7 settembre il Parlamento Europeo ricorda la “Giornata Internazionale di sensibilizzazione alla sindrome alcol fetale e i disturbi alcol correlati”. L’iniziativa è patrocinata da Eurocare (European Alcohol Policy Alliance), che da anni porta avanti iniziative di sensibilizzazione per la riduzione dei problemi alcol correlati. Quest’anno la riflessione si concentra sul tema dell’uso di bevande alcoliche in gravidanza, in considerazione degli elevati danni causati al feto, anche da un consumo moderato di alcolici. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità affermano che non esiste una quantità minima di alcol che possa essere ritenuta priva di rischi per la salute del nascituro, pertanto è raccomandata la totale astensione. La FAS (Fetal Alcohol Syndrome) rappresenta la terza causa di ritardo mentale nei bambini, con un aumento, nell’ultimo decennio dal 10% al 30% nei paesi occidentali. Fonte: Larepubblicanews.it

martedì 30 agosto 2011

Quei giovani fuori dal bar

Il link rimanda ad un interessante post sui giovani e il bar.
Si tratta della riflessione di un genitore e insegnante che cerca di capire il cambiamento del comportamento dei giovani in relazione ad un luogo sempre molto frequentato: il bar.
Dal bar Mario della canzone di Ligabue, luogo di socializzazione di contatto ad un passaggio pedonale, quasi una vetrina, indice del movimento, o forse della ricerca di movimento dei ragazzi...

Quei giovani fuori dal bar, di Ilvo Diamanti

giovedì 25 agosto 2011

Operazione Naso Rosso

Operazione Naso Rosso è il nome di un'interessante iniziativa promossa dal Ministro della Gioventù e dall'Istituto Superiore di Sanità, realizzata da CSL e Modavi Onlus.
Si tratta di un’iniziativa aperta a tutti i giovani che frequentano locali notturni in modo da prevenire condotte pericolose alla guida.
L’obiettivo principale è quello di sensibilizzare i ragazzi all’assunzione di un comportamento responsabile ala guida e all’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei danni legati all’uso/abuso di sostanze stupefacenti e bevande alcoliche.
Il progetto punta soprattutto sull’importanza del dialogo, attraverso la metodologia del counselling.
La particolarità di Naso Rosso è che i suoi operatori si muovono direttamente all’interno dei locali notturni, che collaborano con l’iniziativa.
Per ora sono 11 le province coinvolte, tra queste non ci sono ancora province sarde, ma ci auguriamo che questo possa avvenire presto.
Per maggiori informazioni visitate il sito di Operazione Naso Rosso:
http://www.operazionenasorosso.it/Home.aspx

martedì 16 agosto 2011

Alcol e pubblicità





I messaggi pubblicitari di bevande alcoliche molto spesso esaltano il bere come momento di gioia, festa, unione e divertimento anche per i più giovani.
È vero che alla fine viene inserito il messaggio “bevi responsabilmente”, ma passa in modo così veloce e fugace da non restare certo impresso nelle nostre menti.
In Italia c’è un regolamento specifico: la legge quadro n. 125 del 2001 all’art. 13 elenca disposizioni in materia di pubblicità di bevande alcoliche, prevedendo per le emittenti e le agenzie pubblicitarie un codice di autoregolamentazione delle modalità e dei contenuti dei messaggi. C’è il divieto di pubblicizzare alcolici nella fascia oraria tra le 16 e le 19 e, inoltre, l’assunzione non dovrebbe mai apparire connotata positivamente.
Ci si può chiedere come vivano questi messaggi i ragazzi: in genere danno giudizi estetici (sono colpiti dalla bellezza delle immagini e dalla colonna sonora). Sanno riconoscere gli spot rivolti alla loro fascia d’età da quelli rivolti ad adulti. Le pubblicità rivolte ai più giovani sono ambientate in fast food, discoteche e somigliano a video musicali, con i tempi accelerati e sovrapposizioni di immagini che danno idea di spensieratezza e allegria.
Molti giovani ritengono queste immagini dannose e sarebbero d’accordo a una regolamentazione. Se si prende in considerazione l’immagine degli adulti rappresentata negli spot il gioco è fatto: nel breve spazio di uno spot si descrive a un ragazzo che tipo di uomo potrebbe diventare: un uomo che ha successo nel lavoro e nelle relazioni, che vive in case accoglienti e frequenta locali alla moda...
È importante sottolineare che un messaggio pubblicitario è legato alla cultura di riferimento e che avrà tanta più risonanza quanto più è conforme al contesto culturale in cui si vuole inserire.
Nella vicina Francia esiste una legge relativa alla lotta contro il tabagismo e l'alcolismo (la «loi Evin») che vieta la pubblicità televisiva diretta o indiretta di bevande alcoliche. Una violazione di tali disposizioni costituisce reato punibile con un'ammenda di EUR 75 000 circa, che può essere aumentata fino al 50% della somma spesa per la pubblicità illegittima. Un codice di buona condotta, elaborato dal Conseil supérieur de l'audiovisuel, definisce le modalità di applicazione di tale legge.
Sarebbe interessante vedere applicata una legge come questa anche in Italia, intanto mi chiedo quali sarebbero le reazioni popolari e politiche ad una proposta simile…


martedì 9 agosto 2011

Alcol e livelli di soddisfazione

Gli adolescenti utilizzano dei criteri per differenziare le bevande alcoliche definendo il livello di soddisfazione legato al consumo.

- Il primo criterio che prendono in considerazione è la gradazione alcolica: viene fatta una distinzione tra bevande leggere e pesanti, rispetto alla gradazione delle stesse;

- Il secondo criterio è l’abitudine al consumo: si parla dunque di quotidianità e abitudine del bere . A questo proposito è importante ricordare i dati Istat che sottolineano che l’8% della popolazione sopra gli 11 anni ha avuto almeno un episodio di ubriacatura negli ultimi 12 mesi. L’11% della popolazione maschile e il 2.5% di quella femminile sopra gli 11 anni consuma alcolici fuori pasto almeno una volta alla settimana e il 19.9% dei ragazzi tra gli 11 1 i 15 anni consuma alcolici quotidianamente.
I ragazzi distinguono tra “bere quotidiano” e “bere saltuario”.

- Il terzo criterio riguarda le modalità del consumo: i ragazzi percepiscono una differenza tra consumo sociale gioviale, con gli amici e consumo di tipo familiare.

Nei discorsi dei ragazzi non emerge mai la consapevolezza che l’alcol debba essere considerato una droga vera e propria.

Valsecchi, 2010, Adolescenti in bottiglia



martedì 26 luglio 2011

Back to black

Il link rimanda ad un articolo molto interessante sulla vita/morte di Amy Winehouse

Lo psicologo virtuale

Adolescenza e rischio

L’adolescenza è una fase della vita in cui la relazione con i comportamenti a rischio è particolarmente intensa. Possiamo dire che il rischio, a quest’età è “funzionale” in una prospettiva evolutiva.
L’adolescente si ritrova a costruire la propria nuova identità e per farlo deve “rischiare” molto, per potersi rendere conto di quali sono i suoi punti di forza e di debolezza e per potersi mostrare con un’immagine nuova ai familiari e al sociale più allargato. “È come se la rinnovata situazione “organica” e “sociale” che l’adolescente vive lo dotasse di una vera e propria cassetta degli attrezzi contenente tutti gli strumenti necessari per diventare un professionista del rischio” (Pellai, Boncinelli, 2002, p. 22). È dovere dell’adolescente conquistarsi giorno dopo giorno questo ruolo da protagonista sia con il gruppo dei pari, sia negoziando la sua possibilità di rischiare con gli adulti di riferimento, che hanno il compito di porre limiti e sanzioni, che dovranno essere trasgredite, in una danza relazionale dal copione predefinito. “È in questo modo che la prima sigaretta, la prima sbornia, la prima canna, la prima volta divengono momenti memorabili che, seppur connotati da un più o meno rilevante margine di rischio, entrano nel mito e nell’epica della storia individuale e contribuiscono a scrivere quel libro il cui capitolo finale vedrà la definitiva realizzazione dell’uomo adulto, pronto ad amare e ad assumere un ruolo sociale e socialmente validato” (ibidem).
Le caratteristiche dell’assunzione del rischio variano con i cambiamenti che accompagnano le diverse età in adolescenza (Giori, 2002).
Ci sono rischi specifici per ogni fase dell’adolescenza. È proprio la prima adolescenza, quella che va dai 12 ai 14 anni, ad apparire la più difficoltosa per coloro che la vivono, proprio perché è la più ricca di cambiamenti. È il momento in cui ci si sente maggiormente fragili. A 15- 16 anni, invece, si attraversa un periodo più tranquillo dal punto di vista dei cambiamenti psicologici, ma ci sono spesso difficoltà legate alla scuola. Dai 17 ai 19 anni le difficoltà appaiono legate soprattutto all’inserimento nel contesto sociale più allargato, con reazioni da stress legate al passaggio all’età adulta (Giori, 2002).

Just do it! I comportamenti a rischio in adolescenza. Manuale di prevenzione per scuola e famiglia
Autori e curatori: Alberto Pellai , Stefania Boncinelli



Adolescenza e rischio. Il gruppo classe come risorsa per la prevenzione
Autori e curatori: Franco Giori

sabato 23 luglio 2011

I no che aiutano a crescere




“Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori casa fino a notte fonda: le situazioni in cui noi, padri e madri, siamo più frastornati sono probabilmente quelle in cui sentiamo di dover dire di no e insieme temiamo di farlo, convinti che un diniego malposto possa avere conseguenze drammatiche sulla serenità dei nostri figli. Eppure le piccole frustrazioni motivate fanno parte della vita, aiutano a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, permettono di imparare a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia che nasce dall'attesa, a sopportare le avversità. Ciò che questo libro si propone è fornire le indicazioni utili a decifrare come, quando e perché è importante dire di no. Per ogni etá esistono infatti degli snodi particolarmente importanti, il cui superamento avvia un cambiamento positivo nello sviluppo della personalità, il cui mancato riconoscimento può al contrario innescare dinamiche onnipotenti e autocentrate. Un no detto al momento giusto può quindi essere il punto di partenza per una crescita equilibrata e felice. "... mi sembra davvero uno dei più bei libri che io abbia letto sull’argomento." Giovanni Bollea

La presentazione di Giovanni Bollea chiarisce molto bene gli obiettivi e i contenuti di questo libro che, è bene precisare, non è un libro di ricette su come fare per dire di no ai propri figli. Niente che abbia a che fare con la relazione genitori-figli può essere pianificato in modo così rigido... Il libro si propone di aiutare genitori in difficoltà a riflettere su se stessi e sulle relazioni familiari, offrendo strumenti che permettono di focalizzare meglio i problemi e poter costruire le proprie modalità di superamento.

martedì 19 luglio 2011

«Nessun adolescente è senza problemi, senza sofferenza; forse è il periodo più ricco di dolore della vita, ma anche quello delle gioie più intense. Il guaio è che si desidera fuggire tutto ciò che si presenta difficile. Fuggire fuori da sé gettandosi in avventure dubbie o pericolose, trascinati da persone che conoscono la fragilità degli adolescenti. Fuggire dentro di sé, chiudersi dentro un guscio fasullo. L’adolescenza è sempre difficile, ma se i genitori e i figli hanno fiducia nella vita, tutto va sempre a posto.» (Dolto, 2005, p. 4).

Sono davvero d'accordo con quanto dice Dolto, soprattutto sull'accento positivo posto nell'ultima parte. Aggiungerei soltanto che l'avere fiducia nella vita implica la fiducia in se stessi e nelle relazioni che man mano si costruiscono. Le relazioni con le persone che sono vicine ai ragazzi, che si tratti di familiari o coetanei, posso davvero rappresentare una risorsa in una fase della vita così delicata.